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ieri, oggi e domani

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28 giu 2011

Arcore, il bordello e la legge Merlin.





Bordello popolare, Terza categoria.

Bordello ceto medio, Seconda categoria.

Bordello d'élite, Prima categoria.


Arcore, la residenza del presidente del Consiglio, secondo i pm di Milano trasformato in un «bordello»? 
Le agenzie lanciano la notizia. Il pm Pietro Forno ci tiene a precisare: «Il termine bordello è stato utilizzato come riferimento storico alla divisione dei compiti prevista dalla legge Merlin che prevedeva la soppressione delle case chiuse».
 Un sistema strutturato per fornire al premier «ragazze disponibili a prostituirsi», piuttosto. Qualcosa comunque di molto, molto vicino a quello che comunemente è definito un bordello.
La «convergenza di vari elementi» giustifica la richiesta di processare il terzetto Fede, Mora e Minetti, per induzione e favoreggiamento della prostituzione: anche minorile.
 Isso, Issa, e ‘o malamente. Non sta a noi l’assegnazione delle parti in commedia. Ma i pm Antonio Sangermano e Pietro Forno attribuiscono i ruoli con inequivocabile chiarezza: l’agente dei vip Lele Mora era l’“arruolatore”, il direttore del Tg4 Emilio Fede il “fidelizzatore”, mentre la consigliera regionale del Pdl Nicole Minetti «si occupava dell’“organizzazione logistica”».
Bella squadra.
 Tutte le donne delle feste di Arcore rischiano di essere considerate prostitute? L’iceberg si avvicina e anche gli ultimi ballerini hanno deciso di abbandonare il ponte del Titanic: un fuggi fuggi generale. Le due miss piemontesi, Ambra Battilana e Chiara Danese ospiti il 22 agosto 2010, «sbigottite» da quanto accadeva nella residenza del premier, si presentano spontaneamente in procura. Si costituiscono parte civile e sono ammesse. «Se in passato la persona offesa era la morale pubblica, quindi lo Stato, - spiegano i legali Patrizia Bugnano e Stefano Castrale - ora a subirne il danno può essere anche la Persona». E denunciano un danno d’immagine, morale, e anche patrimoniale per perdita di «chance lavorative». Arcore non è più la scena da cui si esce con qualche vantaggio: bigiotteria, affitti pagati auto e contratti tv. Ma danneggiate. La resa dei conti, e la corsa ai risarcimenti, è iniziata. 

Del trio “Mora, Fede, Minetti”, in aula nemmeno uno. Mora già in carcere per bancarotta, Fede impegnato con il telegiornale e la Minetti in vacanza a Formentera. In aula non c’è nemmeno Ambra, una delle due miss che ha già lamentato la perdita di alcuni contratti di lavoro, non si è presentata all’udienza perché impegnata non nell’aula del tribunale di Milano ma in quella scolastica, a risolvere il quiz di maturità per geometra. «Ne ha dovute subire di ogni tipo - sottolineano i legali - da parte dei suoi compagni di classe». Chiara, invece al processo c’era: «Sono contenta, - ha sussurrato timida - speriamo vada tutto bene».
«Se fosse davvero così, non sarebbe un bordello ma una follia» ha dichiarato Gaetano Pecorella in un’intervista televisiva non sapendo, delle due opzioni, quale augurarsi.
Il vento cambia e i pezzi si riallineano rapidamente.
Anche, l’avvocato della giovane marocchina, Egidio Verzini, sta valutando se presentare una costituzione di parte civile nella causa “Fede Mora Minetti”. La conferenza stampa sabato prossimo a Illasi, vicino Verona. Pare si presenterà anche Ruby, di ritorno da una vacanza in Messico, che i più maligni hanno interpretato come una fuga.
Il figlio che Karima El Mahroug, sta aspettando dall’imprenditore genovese Luca Risso, accusato di pornografia minorile per aver promosso uno spettacolo hard in uno dei suoi locali il “Fellini” e a cui avrebbe preso parte anche Ruby all’epoca dei fatti 17enne, non si sa ancora se sarà un maschio o una femmina. La data del matrimonio tra Ruby e Risso è ancora da fissare perché mancano ancora alcuni documenti dal Marocco.
All’anagrafe marocchina di Ruby ne hanno fin sopra ai capelli.