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ieri, oggi e domani

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9 giu 2011

La Lega in crisi esistenziale: ora vuole la messa in dialetto.



8 giugno 2011
Un assessore del Carroccio nel Trevigiano voleva far celebrare in vernacolo, ma la diocesi si è opposta.


Libera chiesa in libero Stato? Non dalle parti della Lega Nord. Il Carroccio in Veneto aveva tentato di restituire il favore alla gerarchia ecclesiastica, di certo campionessa indiscussa di ingerenze, pretendendo che un prete celebrasse una messa in dialetto in occasione del mese dell’identità veneta. Ma la diocesi ha dato semaforo rosso: succede in provincia di Treviso.
Fede cattolica e dialetto sono nel dna di tanta parte del Veneto, ma la Santa Messa in vernacolo, come vorrebbe il Comune di Vedelago, non si può fare. Lo ha fatto capire chiaramente la Diocesi di Treviso non appena l’assessore all’identità veneta della piccola amministrazione leghista del trevigiano, Renzo Franco, ha annunciato che la messa di domenica prossima sarebbe stata celebrata in lingua veneta, ‘da un parroco che viene dall’estero’. Un’iniziativa inserita nel calendario della ‘Festa delle origini venete’. La liturgia in dialetto è prevista domenica 12 giugno, a mezzogiorno. ‘Fino a pochi decenni fa – ha spiegato Franco – si parlava veneto e non c’è ragione per cui la stessa lingua non debba essere adoperata anche in una messa’. Del resto lo stesso presidente della Regione, Luca Zaia, ha ricordato più volte che il veneto ‘non è dialetto ma una lingua, ossia quel lessico materno che trova radicamento in un territorio e in una comunità determinati’.
(In Veneto ogni paese e città si ritrova con parole dialettali che variano anche tra un paese e l’altro e non esiste alcun vocabolario della lingua veneta perché il “dialetto veneto” contempla centinaia di dialetti che si mescolano tra di loro cambiando talvolta radicalmente i nomi degli oggetti e delle cose. Solo Venezia, 'La Serenissima', con 1000 anni di storia, ha un propio dialetto-lingua unificato con annesso vocabolario che, guarda caso, non va bene né sulla terraferma antistante né per il resto dell’intero Veneto ndr).
MESSE IN DIALETTO? NO GRAZIE La Lega voleva dunque pretendere di riconnettere i fedeli veneti alle radici del loro territorio anche durante la celebrazione dei misteri domenicali. 
Ma l’ufficio del vescovo di Treviso ha fatto sapere che il problema sarebbe più tecnico che altro – anche se di certo dietro a questa motivazione ci sarà un’articolata diversità politica fra i due contendenti: in veneto stretto non c’è un messale. 
E l’eucarestia, come è noto, non si improvvisa.
A smorzare le aspettative dell’assessore di Vedelago e’ stata comunque la Diocesi di Treviso, precisando che la ‘lingua’ veneta non rientra mella celebrazione di una Santa Messa perché non esiste alcun messale approvato dall’apposita commissione romana. Le lingue consentite per le funzioni religiose – hanno chiarito fonti della chiesa di Treviso – sono l’italiano e il latino. Oppure lingue locali purché approvate.
Uno dei mille esempi su cui confrontarsi
Arquante notesine: el dialeto veneto no’l xe conpagno da par tuto. Quelo del sito el xe dela Bassa Padovana, dove che se parla tanto co la Z, che sol’alta i la pronuncia S, o co zerte “e” verte.
Sto vocabolario el xe, apunto, dela bassa e el ga drento anca parole che ormai no se dòpara pì, sentie l’ultima volta da me none Maria e Meneghina (do miniere par chi che zerca de tegnerse streto el dialeto prima che’l sparissa).
Mi, po’, me piase doparare la X sonora, come na volta, par dire, par esempio: “Xe, Xolare, Xio” (quando che la "s" la farìa confondare na parola co nantra: xe-se, xolare-solare, xolo-solo) e in pì scrivare co la “n” davanti a “b” e “p” (canpo,
conbatare, banpa, ec.).
Nantra roba: de solito in dialeto no se scrive co i acenti, a parte le parole tronche, (e xe pecà, parché la xe na malora par chi che lèze, anca se xe pì comodo par chi che scrive), ma so sto vocabolario i ghe xe: juta par la pronuncia. Proprio i acenti fa sentire le difarenze fra le parlade difarenti.