.

.

ieri, oggi e domani

ieri, oggi e domani
.

.

.


__________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

20 giu 2011

Bossi, il tramonto a Pontida.



20 giugno 2011
L’immagine più bella, politicamente parlando s’intende, della sceneggiata napoletana di Umberto Bossi a Pontida è stata la frase sulla secessione.
Le cronache descrivono bene che la battuta (“Se volete la secessione ci si prepari: la Lega verrà incontro ai popoli del Nord che vogliono una pressione molto forte verso il centralismo, e lo avranno. L’altra volta ci ha fermato la magistratura, questa volta saremo ancora più incazzati”, più o meno) è improvvisata dal comiziante quasi afono nel momento preciso in cui si rende conto che il suo popolo, del quale una volta si piccava di indovinare gli umori, la sta urlando più o meno dall’inizio del comizio.
Uno come Bossi dovrebbe riflettere sul fatto che nel bel mezzo delle mezze minacce e totali fregnacce che il Senatùr stava pronunciando, il suo popolo pensava ad altro. E questo dovrebbe fargli capire che dello spostamento dei ministeri poco gliene cala, e che di promesse sul taglio dei costi della politica ha piene le tasche. Perché i primi li ha sempre considerati ostili, e le seconde le sente da anni uscire dalla boccuccia di rosa di Bossi, senza che i fatti siano mai seguiti (a parte la baby pensione della moglie, l’inglorioso magna magna del suo partito negli enti locali, e di quella pira l’orrendo fuoco di Calderoli).
Cinema e sceneggiate napolitane, chiacchiere e distintivo, adesione ai peggiori vizi della politica nostrana. Se è vero quello che dice Bossi, ovvero che il popolo del Nord si sta svegliando, è anche vero che il gallo sta cantando anche per lui.