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ieri, oggi e domani

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8 feb 2011

Un gattone che guarda al Quirinale. Nella fauna politica c'è un "animale" che somiglia a un gatto e dopo un lungo sonno si sta risvegliando.




È Romano Prodi, il Professore di Scandiano che nelle ultime settimane ha tirato fuori i baffi e ha rizzato la coda. Sono i segnali tipici dei felini che con il tatto riescono a orientarsi nel buio e a percepire attraverso i baffi le variazioni del tempo e gli ostacoli. Da quando ha visto avvitarsi Berlusconi tra le grazie e le disgrazie sessuali, le cellule del 71enne padre dell'Ulivo hanno accentuato la sensibilità e le sue esternazioni si sono infittite con una sequenza non priva di significato. Ora a Milano, nella sala Bauer della Società Umanitaria in via San Barnaba per la presentazione di un libro curato da don Virginio Colmegnia e Maria Grazia Guidi che ha per titolo "Parole nuove per la politica". Si tratta di un dizionario che vuole rimettere a posto i concetti di etica, democrazia, giustizia e legalità, temi sui quali il Professore non ha voglia di scherzare. Questo è soltanto l'ultimo di una serie di interventi sempre più fitti che il gattone bolognese ha fatto nel mese da gennaio fino ad oggi.
Dopo aver rifiutato seccamente nel novembre scorso la richiesta di fare il sindaco di Bologna, Prodi è andato alla Bocconi per commemorare il suo amico Padoa Schioppa, ma prima si era fatto intervistare dal "Riformista" sulla patrimoniale e aveva bollato il federalismo fiscale come fantapolitica ("non si capisce cosa sia"). Da quando ha lasciato il governo Prodi ha fatto di tutto per ritagliarsi l'immagine di uno studioso preoccupato soprattutto dei grandi temi di politica internazionale, gli stessi che tratta quando va all'Harvard Institute e allo Stanford Research Institute dove ha l'incarico di "visiting professor". Ed è in quest'ottica che ha continuato a esternare soprattutto dalle colonne del "Messaggero" che gli sono state messe a disposizione dal furbo direttore Roberto Napoletano. Così alla fine di gennaio ha scritto della rivolta egiziana, ma tre giorni dopo si è attaccato al telefono per una lunga conversazione con Moussa, il segretario della Lega Araba conosciuto durante l'esperienza al Consiglio europeo di Bruxelles e che potrebbe prendere il posto di Mubarak.
Il gattone dall'aria paciosa ha teso i baffi ma questa volta l'ha fatto in un modo particolarmente aggressivo perché sempre sul "Messaggero" ha scritto un duro articolo sull'egemonia franco-tedesca che si è manifestata nell'ultimo vertice europeo di Bruxelles. Dopo aver bollato la faccia feroce della massaia di Monaco Angela Merkel e di Sarkozy, il sonnacchioso professore ha miagolato per la prima volta in modo diretto e forte nei confronti del governo accusato di non aver fatto sentire la sua voce. "Il presidente del Consiglio - scrive Prodi - è passato direttamente a trattare temi di politica interna senza esporre le posizioni e gli interessi del nostro Paese...tutti hanno il diritto e dovere di far sentire la propria voce. L'Italia ha più di tutti questo dovere", così scrive Prodi che aggiunge una stilettata finale: "capisco come sia difficile far sentire il proprio peso a Bruxelles quando i pensieri e le preoccupazioni corrono fra Roma e Arcore". È la prima volta che Romano mena in testa a Berlusconi in maniera così precisa e non è un caso se sul sito internet che raccoglie la sua biografia e i suoi interventi, le parole "i pensieri e le preoccupazioni" rimandano al vertice di dicembre che si tenne a Bruxelles quando secondo il giornale inglese "Mail on Sunday" il Cavaliere avrebbe scarabocchiato disegnini di mutande femminili con grande imbarazzo degli altri premier.
È probabile che a Milano Prodi continuerà a volare alto, ma i cinque sensi e, in particolare l'olfatto e il tatto, si stanno risvegliando. Un'altra dimostrazione arriva dalla lettera che ha scritto al "Corriere della Sera" in polemica con Pierluigi Battista in cui ricorda che alle primarie per la premiership raccolse 4,3 milioni di voti, un risultato che non si può mettere in dubbio.
Come ha detto nel suo ultimo libro il sommo regista Enrico Vanzina, "pochi ricordano, pochissimi dimenticano", uno di questi è il Professore di Scandiano. Un gattone che non si sente castrato e guarda al Quirinale.