Lo spaccato dell’Italia di oggi, a rischio di tenuta sociale, è il risultato della “politica dell’orpello” che, per motivi di ipocrita opportunità, si astiene da ogni necessaria e dovuta presa di posizione, di indignazione e giusta ribellione. E mi spiego! Quegli italiani, pacificati ancora dal buon senso, non si aspettano dal nostro presidente della Repubblica e dalle alte gerarchie ecclesiastiche (in veste di belle statuine), atti di eroismo, abiure o scomuniche, ma risposte chiare, nette e atteggiamenti consoni e confacenti con i doveri sacrosanti della loro funzione di natura politica, sociale e morale. L’esercizio continuo dei cittadini italiani, volto all’interpretazione delle loro enigmatiche dichiarazioni (in versione Sibilla Cumana), mortifica ulteriormente la verità, confinandola in una zona grigia della ragione umana di esclusiva pertinenza dell’ignavia. Da tutto ciò si evince che il nostro Capo di Stato non ha alcuna consapevolezza della realtà e della gravità dell’attuale drammatica circostanza socio politica e quindi, ne minimizza gli effetti e la portata, adducendone un significato retorico e formale. In verità, l’incoscienza di un tale atteggiamento, mette a serio rischio la tenuta dei principi fondamenti della democrazia, e relativizza ogni parametro di giudizio.
In questo modo, viene messa in discussione la sua buona fede e l’autenticità dei suoi valori morali ed etici. Lo stesso vale per la Chiesa.
I rappresentanti della Sinistra che, per una sorta di buonismo caratteriale e una vocazione connaturata al martirio, subiscono e accusano senza reagire, i violenti e sistematici attacchi alle giuste ragioni della loro indignazione, si rendono in questo modo, indirettamente complici (per mancato intervento), dei comportamenti criminogeni di questa maggioranza e dello stallo che, da oltre 15 anni, ingessa il nostro paese. Pensare che un tale atteggiamento, possa sortire un qualche effetto positivo o chiarificatore, è un’imperdonabile ingenuità che rischia di essere interpretata dai molti cittadini, come un atto di codardia, debolezza e mancanza di contenuti. Una patetica, improduttiva e deplorevole pratica relazionale che, oggi, accomuna tutta l’opposizione. E’ finito il tempo della buona educazione, dei discorsi bilanciati e del “politicamente corretto.” Il messaggio che arriva agli italiani (che già non brillano per acume e senso civico), è quello di una sinistra senza spina dorsale, ricurva e appiattita su anacronistiche ideologie e investita dal privilegio di essere detentrice del primato della cultura e dell’intellighentia e quindi, impermeabile ad ogni tipo di intrusione di diversa natura. Molti italiani, del resto, decidono il loro voto politico, proprio in ragione di quest’ultima considerazione, ritenendosi discriminati e, per certi versi, offesi. Un tipico complesso di inferiorità indotto.
Detto questo, giustificare gli italiani che, contro ogni logica e ragionevolezza, hanno sostenuto irresponsabilmente le candidature di Silvio Berlusconi, è l’ultimo dei mie pensieri e tentazioni. Gli stessi, si sono resi complici a tutti gli effetti, del tracollo istituzionale, morale e di valori, di questo paese, svergognato di fronte al mondo, dai comportamenti privati e dagli atti politici di un Presidente del Consiglio indegno, e dalla rozza piaggeria di cortigiani scodinzolanti.
A un buon capo di Governo, con senso dello stato, sensibile ai problemi della gente e che, da sincero populista (e non di comodo), riconosca la sovranità al popolo, in ogni caso, quando lo appoggia e quando lo contesta, avremmo anche potuto perdonare le debolezze indotte dalla sua incontenibile tempesta ormonale, ritenendola come elemento imprescindibile e corroborante, per la sua statura di uomo, di capo e di politico. Diversamente, come potremmo mai assolverlo per il il suo abominevole conflitto di interessi, il suo potere mediatico, le leggi ad personam, reati prescritti e processi in corso, la mercificazione della dignità altrui, gli attacchi alla magistratura e le frequentazioni di loschi figuri, amici di merende, marchiati dall’infamia per associazione mafiosa, corruzione e collusione con la criminalità organizzata?
Potremo mai, perdonare Silvio Berlusconi, per la morte dei nostri militari a Nassiriya, vittime di una guerra insensata che, lo stesso, ha sostenuto per motivi di protagonismo, perversa vanità e servilismo, verso presidente americano, Bush? Una gran parte di italiani, non solo lo ha perdonato, ma non ha mai, neppure per un momento, pensato di accusarlo. Questa è la vera vergogna nazionale! Nel frattempo, mentre nel postribolo privato di villa San Martino, si consumano baccanali di quart’ordine, a pagamento, intrisi di volgarità e miseria morale, in parlamento si sta ancora discutendo (dopo tutti questi anni), sull’opportunità di risarcire le famiglie delle vittime della guerra in Irak.
Sui vizi dei potenti, possiamo anche lasciare correre ma, sui loro crimini, dobbiamo pretendere giustizia e certezza della pena.
Affermare, poi, la convinzione che, a Silvio Berlusconi, non esiste un’alternativa politica, è come dichiarare che gli ebrei senza Hitler, sarebbero morti. L’allontanamento di Silvio Berlusconi e cricca, dal parlamento italiano, è gia di per se, una più che convincente alternativa. Un’ameba, un bradipo, un muflone, una pantegana o, lo stesso nulla, lo sostituirebbero egregiamente e con più dignità.
Io mi vergogno di questo paese e mi vergogno di essere italiano. Mi vergogno di questa classe politica e di che la rappresenta. Provo schifo e ripugnanza per un Primo ministro che ha trasformato la sua residenza privata in un lupanare di periferia. Un personaggio che si muove nel torbido del malaffare e si avvale della criminalità organizzata per espletare i suoi sporchi traffici, riducendo il parlamento ad un grottesco mercato delle vacche, dove si mercifica la dignità altrui e l’onorabilità, a fronte di sudditanza e impunità.
Durante i contraddittori politici televisivi, non è raro ascoltare l’affermazione, “gli italiani lo hanno capito tutti”, adottato da entrambi gli schieramenti, come intercalare strategico, per dare più forza e credibilità alle loro conclusioni. La realtà, diversamente, sconfessa questa remota possibilità e capacità di comprensione degli italiani che, dati alla mano, detengono, da oltre 15 anni, il primato assoluto dell’ottusità. Un popolo di ignoranti allevati alla corte del “del grande fratello” e intossicati dai volgari, beceri, destabilizzanti e laidi programmi, condotti da quel fenomeno da baraccone al nome di Maria De Filippi. Retoriche eccezioni a parte, la verità è esattamente questa. Appellarsi dunque agli italiani, confidando strumentalmente nella loro supposta capacità di giudizio, di critica e di valutazione obbiettiva degli avvenimenti, è una volgare commedia. Una farsa che non fa più ridere nessuno.
Tutti questi anni in una tale condizione, sono duri per il nostro paese e, se oggi, il popolo somaro, non riconvertirà la sua natura equina, in quella più umana di cittadino responsabile, dovrà pagare l’alto prezzo della sua codardia. “il popolo gode nell’affidare il potere al turpe” Seneca.
