I frutti arrivano per chi li sa aspettare, specie sei ci si è premurati di piantare i “semi” nel posto giusto. Così anche Umberto Bossi, il duro e puro senatùr di ogni buon padano, ieri eletto a «saggio del Governo» da chi di saggezza se ne intende (N.d.R. il presidente del Consiglio), finalmente può godersi qualche meritata soddisfazione paterna.
Il giovane rampollo, Trota Bossi Jr, dalle scarse promesse scolastiche, ma brillanti prospettive politiche, sta finalmente dimostrando di che pasta è fatto. Sorpresa: della stessa di cui sono fatti i suoi sodali di partito.
In due soli giorni il virgulto leghista si è fatto promotore di ben due disegni di legge regionali. Il primo, depositato in commissione Cultura della Regione Lombardia lo scorso 7 febbraio, prevede l’obbligo di esporre il crocifisso (o una qualunque altra immagine venerata dai cattolici) in tutti gli uffici, sedi e locali pertinenti alla regione, compresi gli immobili gestiti o assegnati in uso alla medesima. Per chi si sottragga a questo dovere – evidentemente, ad avviso dei promotori, democratico e istituzionale – è prevista una pena pecuniaria che va dai 120 ai 1200 euro. Ma il vero e proprio debutto politico dell’apprendista capo villaggio è il Progetto di legge sull’educazione alla legalità, di cui il giovane consigliere regionale è relatore. Il provvedimento, approvato praticamente all’unanimità (62 voti a favore, uno astenuto e nessun contrario), prevede uno stanziamento di 500mila euro per sostenere iniziative volte a sensibilizzare società civile e istituzioni all’educazione alla legalità. Nell’intervista rilasciata all’uscita dall’aula, il Trota ha tenuto a specificare che il progetto è pensato particolarmente per i giovani, per sconfiggere fenomeni come il bullismo e altre devianze.
Questo campione di virtù civica, che siede in Consiglio regionale grazie a un nepotismo così sfacciato che in confronto le cosche mafiose impallidiscono – quella almeno è “cosa loro”; certi politici invece si lottizzano la cosa pubblica – deve essersi letto un Bignami di storia, ed averne tratto la conclusione – peraltro diffusa, oggigiorno – che il crocifisso è simbolo culturale. Infatti, spiega che in un momento in cui le identità dei popoli sono minacciate dagli integralismi religiosi, occorre rispondere proponendo simboli che rappresentino le tradizioni europee, al di là del semplice valore religioso. Il copione è dunque quello abusato, per cui l’Italia è già in causa con la CEDU (Corte Europea per i Diritti dell’Uomo) e la linea applicata dall’apprendista capotribù dei Celti nostrani ricalca scrupolosamente la moda di stravolgere il significato delle parole e dei simboli: l’importante è ripetere fino alla noia un concetto, e anche se esso non ha alcun fondamento reale, la gente finirà per crederci.
Condivisibile, invece, è l’interessamento che Bossi Jr dimostra per una più radicata educazione alla legalità e per la lotta alle devianze giovanili. Peccato che rimarrebbe piuttosto difficile al rampante ventiduenne spiegare a un suo coetaneo che, per rimanere nella legalità, lui, dovrà sgobbare e studiare per tutta la vita, senza probabilmente arrivare mai a guadagnare 12mila euro al mese, mentre a lui, Bossi, gli è bastato essere figlio di.
