.

.

ieri, oggi e domani

ieri, oggi e domani
.

.

.


__________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

23 feb 2011

I paraocchi dell’italiano.



Per fortuna arriva Wikileaks a dare un po’ di sostegno alla causa anti-berlusconiana italiana, facendoci sapere che gli ambasciatori americani vedono in Berlusconi un docile agnoletto, utile alla causa americana perchè incapace di obbiettare a qualsiasi decisione arrivi dai vertici del potente amico americano e, per lo stesso motivo, ovvero la mancanza di competenza e di coraggio, dannoso per il suo paese. Con un efficace titolo di giornale, il giorno in cui sono uscite le ultime cables di Wikileaks sul premier, un noto quotidiano italiano intitolava la prima pagina a Berlusconi, definendolo, utilizzando una buona capacità di riassunto, un “Utile idiota”. Ma per quanto il mondo riesca a rendersene conto, sembra che gli unici a vivere in una boccia di cristallo siano i diretti interessati, che ossessionati dalla paura del Comunismo, non riescono a rinunciare all’amore e alla fiducia da sempre riposti nel Silvio salvatore.
Certo è che a questo punto i molti nodi che stanno venendo al pettine, per quanto continuamente omessi o smentiti dai sostenitori di Berlusconi, stanno rendendo evidente quanto il capo del governo abbia a cuore il suo paese e come passi il suo tempo per migliorarlo. Insomma, si inizia a rintracciare un barlume di consapevolezza dell’elettorato, che se prima difendeva la propria scelta di governo magari all’oscuro dei fatti che in molti già sospettavano, ora, di fronte all’evidenza delle marachelle del Cavaliere e al prolungarsi delle sue monotone arringhe difensive, ormai dirette esclusivamente allo scredito dei giudici rossi, vanno avanti per inerzia, non più tanto per reale convinzione. Esattamente il messaggio che Berlusconi, volontariamente o no, ha trasmesso al suo popolo in questi suoi anni di scappatoie giudiziarie e manipolazioni mediatiche: negare, sempre. Come diceva Jude Law in un suo film, parlando a proposito di tradimenti nella coppia: se si viene beccati in flagrante, il comportamento da tenere è quello di negare, in ogni caso, anche di fronte all’evidenza. Così si è comportato Berlusconi e così ha imparato a fare il suo elettorato, ebbro dei suoi insegnamenti come un Cristiano di quelli del Vangelo.
È molto interessante riuscire a comprendere cosa smuove una cospicua fetta di popolazione nella certezza di fare la scelta giusta schierandosi a fianco di Berlusconi. Dal canto mio, trovo sempre di gran lunga interessanti le interviste all’elettorato silviesco, soprattutto di questi tempi, in cui sono venute alla luce accuse mai esposte ad alcun capo di governo occidentale nella storia (sembra proprio che il primo presidente ad essere accusato di induzione alla prostituzione sia proprio il nostro). Mentre, infatti, un tempo si provava ad argomentare uno pseudo discorso legale che scagionasse Silvio da ogni ipotesi di reato, ormai la difesa di un certo tipo di comportamento non esiste più. Semplicemente si accettano di buon grado, con i consueti paraocchi, le abitudini di Berlusconi, spostando l’attenzione sulle alternative di governo, considerate ancora più incapaci dell’attuale esecutivo di mandare avanti il Paese.
Purtroppo l’orgoglio di difendere le proprie originarie convinzioni spesso prevale sul buon senso. L’interesse di una nazione soffocata da un’economia pericolosamente statica e da un debito pubblico che a fine 2010 si attestava intorno ai 1840 miliardi di euro, salito di 4,5 punti percentuali in un anno, finisce in secondo piano di fronte alla volontà di far prevalere il proprio schieramento e veder fallito quello avversario. L’appello continuamente lanciato dal Presidente Napolitano, ovvero quello rivolto alla classe politica di smorzare i toni (uno dei pochi ammonimenti di questi ultimi tempi), è segno evidente di un livello di discussione che non è animato dalla volontà di cambiamento di un Paese drasticamente indietro con i tempi, bensì dall’astio e dal fastidio di doversi confrontare con fazioni politicamente avverse, delle quali si vorrebbe semplicemente assistere alla misera fine.
Il ricordo al discorso di Benigni fatto l’altro giorno a Sanremo mi viene automatico. Mentre descriveva il vigore, l’entusiasmo, la determinazione dei personaggi che hanno fatto grande l’Italia negli anni precedenti e contemporanei alla sua creazione come Stato unitario, hanno permesso concrete e durature trasformazioni in una realtà dilaniata dai conquistatori stranieri. Di quei fautori della nascita di una nazione, ha detto Benigni, molti sono entrati in politica spinti dalla passione, per poi uscirne più poveri di quando vi erano entrati. somma, altri tempi.