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ieri, oggi e domani

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6 apr 2011

Sconfitta di Bossi. Stavolta la Lega
 pagherà dazio.




Il governo si orienta a dare il permesso di soggiorno temporaneo che consente libera circolazione.
Per la prima volta dall’inizio della legislatura la Lega è in forte difficoltà. Naturalmente non è detto che non riesca a superarla, ma per adesso annaspa, protesta e risponde alle difficoltà con tanta propaganda.
Il partito di Bossi ha fatto della lotta agli immigrati (non ai clandestini, ma agli immigrati, ai diversi) il punto centrale della sua battaglia e della sua presenza politica.
Ha cavalcato la paura di molti, e anche, l’insicurezza, il senso di solitudine, il timore della sopraffazione, della perdita di identità, per costruire un vero e proprio apparato ideologico che - non nascondiamolo - ha fatto presa su tanta parte della popolazione italiana, soprattutto nelle regioni settentrionali, ma non solo.
Oggi promesse, ideologia e propaganda sono messe alle strette. Alcune decine di migliaia di immigrati tunisini sono entrati in Italia.
È cominciato un esodo di cui per il momento non si vede la fine. I cambiamenti sociali e politici dei paesi dell’altra sponda del Mediterraneo inducono a pensare che siamo solo agli inizi. Non solo. I governi di quei paesi sono troppo fragili, quando non disinteressati al rientro dei loro cittadini. Insomma il “nemico” è entrato in casa, ci rimane e altri nemici sono in arrivo. Intanto chi dovrebbe fermarli, il ministro degli Interni, l’uomo di punta della Lega nel governo, appare in tutta la sua impotenza.
Non è in grado di fermare il flusso migratorio come propaganda e ideologia del suo partito esigerebbero, ma non può e non vuole neppure affrontare con determinazione una evidente emergenza. Ogni atto positivo, per quanto minimo, legittimerebbe la presenza di chi non si vuole, di chi va respinto, cacciato, rimandato a casa.

Di fronte ad una situazione così difficile Bossi ha risposto in un modo tradizionale e finora, almeno per il suo elettorato, efficace: alzando i toni, riaffermando l’identità di una Lega antimmigrati, chiedendo eserciti regionali che, ovviamente, avrebbero il compito di reprimere i clandestini, minacciando di uscire dal governo e, perfino, incrinando il sodalizio con Berlusconi.
Non può fare altrimenti. La sua base scalpita e gli chiede il conto. I militanti della Lega, come i loro capi, sono gente brusca e realista, e se,dopo tante parole, si ritrovano decine di migliaia di immigrati “fra le palle” (per usare il fine linguaggio del segretario del Carroccio) e non “fuori” dalle stesse come lui aveva promesso certo non taceranno e subiranno in silenzio.

Di qui la necessità di una propaganda a tutto campo. Ma fino a quando questa potrà durare? Fino a quando i proclami, il linguaggio rozzo e protervo di molti dirigenti della Lega riuscirà a placare la loro gente? Fino a quando quel mantra ripetuto ossessivamente dai dirigenti leghisti «gli immigrati devono tornare da dove sono venuti» avrà un’efficacia e sarà sostenibile?
Finora un contentino è stato dato. Bossi ha ottenuto che i centri di accoglienza sorgessero solo nelle regioni meridionali impedendo così che gli immigrati arrivassero al nord. Naturalmente si è trattato di una vittoria simbolica dal momento che dai quei centri si riesce tranquillamente a fuggire, ma tanto è bastato per mantenere il punto.
Oggi di fronte alla difficoltà degli accordi sui rimpatri con la Tunisia, di fronte alla protesta dei deputati meridionali del Pdl, il compromesso sta per saltare. Il governo si orienta a dare a gran parte degli immigrati quel permesso di soggiorno temporaneo che consente loro di uscire dai centri e di poter liberamente circolare in Italia e in Europa e Bossi ha dovuto incassare. Per lui si tratta di una sconfitta, per la prima volta non può dire alla sua base di aver fermato gli stranieri.
L’impressione è che siamo solo l’inizio.
Per la Lega è cominciato un periodo difficile. Le difficoltà, che cominciano a registrarsi con altre parti della maggioranza di governo sugli immigrati, sono solo la punta dell’iceberg di un processo di divisione degli interessi che riguarda il nord e il sud del paese sul quale sarà impossibile nei prossimi mesi soprassedere. Una divisione che finora non è esplosa, ma che nei prossimi mesi si potrebbe acuire. La legge sul federalismo punisce le regioni meridionali, rende gli enti locali del mezzogiorno d’Italia carenti di quel minimo di risorse finora a loro disposizione. Quando essa entrerà pienamente in funzione renderà evidenti i risultati ottenuti dalla Lega, partito del nord, che ha difeso esclusivamente gli interessi di quella parte del paese e che solo ad esso fa riferimento a costo di peggiorare le condizioni dell’altra parte.
Un partito che non si pone il problema della mediazione dello stato unitario.
Quanto a lungo le regioni del sud potranno accettare questa situazione? Quanto a lungo potrà accettarlo quella parte della maggioranza che al sud trova i suoi consensi? L’atteggiamento del Carroccio sull’immigrazione tunisina ha reso solo chiaro il ruolo che la Lega si è già ritagliato e intende confermare nel futuro. Un partito che rinuncia ad ogni ruolo nazionale, che si ritaglia, come ha scritto Ernesto Galli della Loggia, una posizione regionale e nordista, che rinuncia perciò alle scelte che riguardano l’intero paese, anzi le ostacola. Ma un partito regionale può continuare ad avere un ruolo così determinante nel governo di uno stato unitario?
Ritanna Armeni