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ieri, oggi e domani

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5 apr 2011

Famiglia Cristiana: sbarchi, quanta improvvisazione.



Anticipiamo il "Primopiano" del n. 15 di Famiglia Cristiana, in edicola dal 6 aprile. Il flusso di migranti mette in crisi la politica di corto respiro. Senza visioni del bene comune.

Lega di lotta e di governo. Roma e Padania. Ha funzionato per anni, con eccellenti rendite elettorali. Ora, con l’emergenza profughi, i nodi vengono al pettine. Con evidenti contraddizioni, dovendo «far buon viso a cattiva sorte»

Il ministro degli Interni, Roberto Maroni, per decongestionare Lampedusa ordina tendopoli e centri di accoglienza in tutte le Regioni, escluso l’Abruzzo. Impone un principio elementare di solidarietà nazionale: tutto il Paese deve accogliere una quota di tunisini.

Ma i governatori delle Regioni rispondono picche. Si raccoglie quel che si è seminato. Roma si renderà disponibile dopo la beatificazione di Giovanni Paolo II. Come se l’emergenza si potesse programmare a piacimento. 

Nell’anno delle celebrazioni dell’Unità d’Italia il Paese è frammentato. Ognuno va per conto suo, secondo egoismi e interessi locali. Abbiamo perso la memoria: un tempo eravamo un popolo di emigranti, conosciuti nel mondo per spirito di solidarietà.

Anche i due governatori del Carroccio si sono sollevati contro il loro ministro: «Devono essere respinti e basta!». E il loro capo, più sbrigativamente, s’è smarcato alla sua maniera: «Fuori dalle scatole». Operazione difficile, se non impraticabile. Al di là di ogni considerazione umanitaria e di solidarietà. 

La bacchetta magica non funziona. Non basta, infatti, farli sparire da un posto, se non si sa dove portarli.

Ci sarebbe un “piano B”. Quello dei permessi temporanei ai migranti, per ragioni umanitarie. Così si darebbe loro la possibilità di raggiungere le mete finali. Germania e Francia in cima ai loro desideri. Ma si stenta a prendere questa soluzione, perché servirebbe la collaborazione con i Paesi dell’Unione europea. Parigi, dal canto suo, alza una “cortina di ferro” al confine con Ventimiglia. E ci rimanda indietro gli immigrati, schierando i gendarmi a Mentone. 

La responsabilità, o meglio la totale assenza, dell’Europa è più che evidente. Incapace di un minimo coordinamento. E, soprattutto, sorda a ogni appello del nostro Governo.

A onor del vero, però, se da Bruxelles Lampedusa non si vede, anche noi abbiamo spesso ignorato l’Europa. Anni e anni di euroscetticismo all’italiana non hanno giovato. 

Non è possibile invocare l’aiuto europeo e, al tempo stesso, coltivare i localismi e contrastare i provvedimenti di Strasburgo, come il mancato pagamento delle quote latte.



Ma ora questioni più globali, come il flusso di emigranti dalle coste del Nordafrica, mettono in crisi una politica di piccolo cabotaggio, senza radici culturali e ampie visioni del bene comune, che guardi all’umanità come a una sola famiglia. E in grado di coagulare ogni forma di solidarietà. Come quella dei vescovi italiani che, tramite la Caritas, hanno messo a disposizione strutture per 2.500 posti letto in 93 diocesi del Paese.