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ieri, oggi e domani

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10 apr 2011

Nuovo show
 a Lampedusa.




Televendite. Il presidente del Consiglio sbarca sull’isola e mostra il contratto di acquisto della sua casa per smentire le voci di bufala. Poi contesta l’Ue («Così non serve ») e si compiace per l’assenza di immigrati. Proprio mentre sta arrivando l’ennesimo barcone.


Lampedusa show, atto secondo. Ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è tornato sull’isola, preceduto per un soffio dall’ennesimo barcone carico d’immigrati che si sono aggiunti ai seicento sbarcati nella notte tra venerdì e sabato. Provenienti dalla Libia, dicono. Ma per il Cavaliere «la situazione è sotto controllo».  

Gli immigrati, ha spiegato il presidente del Consiglio, «non resteranno sull’isola», visto che da domani «cominceranno due voli regolari per il rientro in Tunisia», mentre la nave San Marco pattuglia il limite esterno alle «acque territoriali e se intercetta imbarcazioni deve ricondurle» nel paese nordafricano. Non si sa se prima o dopo la dovuta identificazione dei passeggeri, di cui Berlusconi non ha fatto alcuna menzione, più preoccupato di lisciare il pelo agli isolani, gli unici a uscire dignitosamente da quest’ulteriore emergenza, annunciando che «abbiamo preparato una promozione, presto ci saranno speciali sulle tv e spot che faranno vedere bellezze per far sì che l’isola non soffra di effetti economici negativi», e che nel prossimo consiglio dei ministri sarà avanzata la candidatura di Lampedusa al Nobel per la pace. Parola sua, ci mancava solamente che giurasse sulla villa appena acquistata (di cui ha mostrato il contratto di vendita): «La sinistra mente, l’ho comprata». Ma anche se non l’avesse fatto, poco cambierebbe per gli abitanti di Lampedusa che, checché ripeta di presidente del consiglio, vedono quotidianamente un orizzonte affollato di natanti provenienti dal Nordafrica. La colpa, però, non è della Lega che «si è sempre adeguata alle proposte della maggioranza», né dello stesso Cavaliere: «Dobbiamo esigere che l’Europa divida con noi questa accoglienza». E, per non sbagliare ha mollato un ceffone a Parigi («credo si debba rendere conto che l’80% di questi migranti dichiarano di voler raggiungere parenti e amici in Francia») e un altro a Berlino («si devono fare i conti con il fatto che l’Europa è qualcosa di vero oppure non è, e allora è meglio ritornare a dividerci: credo che la Merkel ne converrà»).
Poi un giretto dell’isola, una visita alla tavola calda, bagnetto di folla entusiasmata e lo show è finito. Ma gli sbarchi no. E nemmeno le polemiche in Europa.
Soprattutto dopo la levata di scudi tedesca (che ha fatto seguito a quella francese) contro la decisione italiana di rilasciare permessi temporanei a tutti i tunisini arrivati in Italia dall’inizio dell’anno, garantendogli libera circolazione nell’area Schengen. Ieri il sito della Welt pubblicava un’intervista ad Hans Peter Uhl, esperto della Csu, in cui si chiede che tutti i passeggeri provenienti dall’Italia «siano controllati» negli aeroporti tedeschi «dopo l’atterraggio». Ma al di là del consueto snobismo tedesco, lo scetticismo sulla mossa di Palazzo Chigi monta anche a Bruxelles. La commissaria agli Affari interni Cecilia Malmstrom, intervistata dal francese Le Monde, ha affermato di stare ancora valutando la conformità dei permessi italiani con Schengen, smorzando le speranze il Consiglio europeo adotti una misura straordinaria di protezione umanitaria. Insomma, in Europa sembrano tutti tornati ai blocchi di partenza, pronti a ricacciare verso l’Italia il problema dell’esodo dal Nordafrica in rivolta, riducendolo a problema interno. Posizioni che l’Italia, oggettivamente semplice territorio di transito per i tanti maghrebini che mirano a entrare in Europa, non intende accettare senza dar battaglia. Ieri, intervenendo a Budapest alla riunione dei Capi di Stato europei, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sollecitato «precise posizioni sull’interpretazione di Schengen», ricordando che è «necessario e possibile parlare con una sola voce sull’immigrazione e il diritto d’asilo».
Napolitano ne ha parlato anche con il collega tedesco Christian Wulff. Inutilmente, visto che la replica tedesca ha espresso pessimismo su questa possibilità: «Il primo passo è parlare con una voce sola sugli aiuti ai paesi di origine degli immigrati». Chissà se lo ha ascoltato anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni che ieri chiamava in casa il caso del terremoto all’Aquila per dimostrare il primato della solidarietà italiana: «Tutto questo non mi pare che sia molto diffuso in Europa».