Manifesti anti pm, soltanto dopo l'intervento di Napolitano i vertici del partito hanno chiesto al candidato di rinunciare. In serata il passo indietro e una lettera di scuse al Capo dello Stato.
Intanto l'esecutivo di Berlusconi è appeso a Moffa e Scilipoti, che pretendono posti entro Pasqua.
Pochi giorni fa Silvio Berlusconi ha detto che le amministrative di Milano rafforzeranno il governo nazionale. Ma per ora si ritrova un partito nel caos nel capoluogo lombardo e, a Roma, un esecutivo in balia dei ricatti dei Responsabili, che presentano il conto dopo quattro mesi di voti decisivi in Parlamento. “Mi scuso per il gesto, sono amareggiato e pentito” e per questo “ho deciso di rinunciare alla campagna elettorale”. Dopo giorni di polemiche Roberto Lassini ha deciso di fare un passo indietro e ha scritto una lettera al presidente della Repubblica che aveva stigmatizzano i manifesti con scritto “Fuori le br dalle procure”. L'ex sindaco di Turbigo ha annunciato di aver “consegnato le dimissioni irrevocabili dalla lista del Pdl nelle mani di Mario Mantovani”. Proprio il coordinatore regionale perde il suo assistente Di Capua, indagato per vilipendio. E lo stesso Lassini si lascia sfuggire: "Nei cartelloni c'erano cose già dette dal Cavaliere. Se dunque la campagna elettorale milanese per la riconferma di Letizia Moratti non parte nel migliore dei modi, nella Capitale il premier ha ancora meno motivi per sorridere. Il gruppo di Moffa e Scilipoti lancia l'ultimatum: entro giovedì devono saltare fuori i posti promessi prima dell'approvazione del processo breve, altrimenti il sostegno alla maggioranza non sarà più garantito.
Manifesti anti pm, Lassini rinuncia alla candidatura e scrive a Napolitano: “Mi scuso” ma ammette: "Nei cartelloni c'erano le stesse cose già dette da Berlusconi". Intanto Di Capua, il braccio destro del coordinatore lombardo Mantovani, lascia il Pdl. E' tra i tre indagati dalla procura per vilipendio alla magistratura.
“Mi scuso per il gesto, sono amareggiato e pentito” e per questo “ho deciso di rinunciare alla campagna elettorale”. Dopo giorni di polemiche Roberto Lassini ha deciso di fare un passo indietro e ha scritto una lettera al presidente della Repubblica che aveva stigmatizzano i manifesti con scritto “Fuori le br dalle procure”. Proprio dalle parole di Giorgio Napolitano, Lassini sostiene di essere rimasto “profondamente colpito”. Durante una conferenza stampa, convocata in serata, Lassini ha annunciato di aver “consegnato le mie dimissioni irrevocabili dalla lista del Pdl nella mani del coordinatore regionale, Mario Mantovani“. Ad approvare la decisione di Lassini è stato Renato Schifani: “E’ stata la scelta giusta”, ha detto il presidente del Senato.
Ma la decisione di Lassini è stata sofferta. A vederlo parlare la tensione traspare, evidente. Così, nonostante sia controllato a vista da alcuni dirigenti del Pdl, si lascia sfuggire qualche frase di troppo. Una su tutte: “È vero, nei manifesti che ho fatto c’erano le stesse cose già dette da Berlusconi”, ammette. Poi lo portano via. Dal partito arrivano altre notizie su una vicenda che non si chiuderà facilmente: il braccio destro di Mantovani, Giacomo Di Capua, ha lasciato l’incarico. Il giovane assistente del coordinatore lombardo, infatti, è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di vilipendio. E con lui potrebbe trascinare altri pezzi del Pdl, non solo locali. L’effetto domino dei manifesti anti magistrati rischia di essere solo all’inizio.
Ora spetta alla procura di Milano inoltrare al ministro della Giustizia, Angelino Alfano, la richiesta per ottenere l’autorizzazione a procedere nei confronti dei tre indagati. E potrebbe avvenire già domani, è stato fatto sapere al quarto piano del Palazzo di Giustizia, a seguito della riunione tra il Procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati, e i titolari delle indagini Armando Spataro, Grazia Pradella e Ferdinando Pomarici, convocata proprio per decidere tempi e modi per inoltrare l’istanza in via Arenula. Sotto inchiesta al momento sono Roberto Lassini, Giacomo Di Capua e un tipografo a cui è stata commissionata la stampa dei cartelloni della campagna anti magistrati. L’iscrizione nel registro degli indagati di quest’ultimo sarebbe però un atto dovuto mentre, c’è da registrare, che Di Capua è anche consigliere comunale sempre in quota al Pdl a La Spezia. E proprio l’autorizzazione a procedere, richiesta dal reato contestato (che è punito con una multa da 1000 a 5mila euro e che fa ipotizzare a una chiusura del procedimento con una richiesta di decreto penale di condanna) potrà permettere a investigatori e inquirenti quanto meno di convocare per interrogare gli indagati ed eventualmente prendere altri provvedimenti nei loro confronti. Al momento, infatti, manca un dato fondamentale: chi ha pagato i manifesti? Lassini non risponde. In conferenza stampa appare provato, stanco. Evita le domande dirette e si limita a leggere la lettera inviata a Giorgio Napolitano.
