Anticipiamo l'Editoriale del n. 17 di Famiglia Cristiana, in edicola dal 13 aprile. Le incomprensioni con l'Unione europea sul “caso Lampedusa”.
La scorsa settimana si è chiusa con un giudizio: se l’Europa si comporta così, «meglio dividerci» (Berlusconi). Quella successiva si è aperta con il confronto fra i ministri degli Interni dei 27 Paesi dell’Unione europea impegnati sul “caso Lampedusa”, sui quali incombe un altro giudizio emerso nel frattempo: un permesso di “soggiorno temporaneo” in uno dei Paesi non vale per consentire il libero passaggio delle frontiere previsto dal Trattato di Schengen per i cittadini europei (Cecilia Maelstrom, commissaria Ue per l’Immigrazione).
Questi due giudizi contrapposti definiscono come meglio non si potrebbe una situazione angosciosa non solo per il nostro Paese. Secondo i calcoli di una seria organizzazione internazionale, dal 1998 a oggi sono morte annegate nel Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere le coste europee su malfidi barconi 15.760 persone. Claudio Magris ha osato un paragone terribile: «Il mare è un enorme cimitero di ignoti, come gli schiavi senza nome periti nella tratta dei neri e gettati nelle acque dalle navi negriere».
A rifletterci, tutto quello che emerge dalla politica sia italiana sia europea (ma soprattutto dalla prima) è il concetto espresso da Berlusconi con la parola “divisione”. È divisa innanzitutto la maggioranza parlamentare, unita soltanto dalla necessità di non consentire che si realizzino i processi a carico del premier. In crisi resta un partito, il Pdl, che in effetti non è una forza politica come inteso nella tradizione storica, ma un coacervo di ex notabili della Prima Repubblica, variamente colorati secondo le scomparse ideologie ottonovecentesche, e tenuti insieme dalla personale lealtà al leader.
Un partito, inoltre, che deve la propria presenza al Governo all’alleanza con la Lega, il cui scopo finale è la secessione del Nord, e dunque è programmaticamente opposta a una formazione politica che inizialmente si chiamava Forza Italia e si appoggiava a destra su un movimento che a sua volta si chiamava Alleanza nazionale. Un perfetto esempio di eterogenesi dei fini.
Ma non meno divisa è l’opposizione, composta sostanzialmente da ex comunisti ed ex democristiani, ai quali il Pd offre una sede comune non ideologica, destinata a stare in piedi solo almeno fino a quando dall’altra parte Berlusconi continuerà a fornire motivi di comune avversione nei suoi confronti.
Nel difficile momento attuale, con la guerra libica sempre più inconcepibile, ha ragione il presidente Napolitano quando si rammarica con il ministro Frattini per gli effetti che sulla già di per sé evanescente politica estera comune della Ue producono parole come quelle di Berlusconi, proprio mentre in Lussemburgo un altro ministro, Maroni, tenta l’impossibile: che l’Europa ci aiuti a sciogliere civilmente il problema dell’immigrazione dall’Africa senza altre tragedie umane fra le onde del Mediterraneo.
Beppe Del Colle
