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ieri, oggi e domani

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27 apr 2011

Berlusconi né “tappetaro” né “Zelig” né “mago”, solo capo azienda: la sua.



Un “tappetaro” come sibila con disprezzo Antonio Di Pietro? Oppure uno “Zelig” che assume forme, sembianze e sentimenti dei suoi interlocutori come oggi scrive buona parte della stampa italiana? O ancora un “mago” che fa sparire il referendum e resuscita il nucleare? Chi, cosa è Silvio Berlusconi?

Da quasi venti anni lui non fa mistero di se stesso, è più o meno l’Italia tutta a volere che sia qualcosa d’altro da quello che è. E cioè un grande imprenditore, quello e solo quello però. Uno che fa l’interesse dell’azienda, l’azienda Berlusconi: questa è l’essenza e la regola. Accade talvolta che l’azienda Berlusconi coincida con il governo e allora Berlusconi fa ogni cosa per tenere in piedi il governo. 

Accade che l’azienda Berlusconi abbia interessi in comune con la Lega, e allora Berlusconi fa ogni cosa per Bossi. Accade che l’azienda Berlusconi faccia momentanea rima con il mercato, e allora Berlusconi fa gli interessi del mercato. O anche no. L’azienda Berlusconi è la stella polare, l’ago della bussola punta sempre lì, se lo si segue non si può sbagliare nell’interpretare e anche nel prevedere Berlusconi.

Adesso mezza Italia, anzi di più, anzi quasi tutta alquanto stupisce perché Berlusconi ha dato a Sarkozy tutto quel che voleva: i “missili” sulla Libia, dopo aver giurato che “mai e poi mai” ed aver espresso pubblico rammarico per l’intervento militare contro Gheddafi. E la possibilità alla Lactalis di acquisire Parmalat, dopo aver impegnato il governo a fermare i francesi. E la possibilità di chiudere le frontiere ai tunisini, dopo aver detto che se si faceva cosi allora “era meglio sciogliersi dall’Europa”. E la promessa, vaga in verità, di comprare il nucleare dai francesi, dopo aver messo in stato di coma d’opinione e di legge il nucleare italiano.

E’ un “tappetaro”, uno “Zelig”? No, solo uno che pensa all’azienda. Giusto o sbagliato, esoso o a buon mercato, gli è sembrato un buon prezzo, un affare. E per l’azienda Berlusconi può esserlo stato davvero: Mario Draghi messo fuori dall’orbita di Palazzo Chigi e di governi possibili, forse domani necessari senza Berlusconi premier.

Un imprenditore dunque che pensa all’azienda. E lo ha fatto anche facendo sparire il referendum e resuscitando il nucleare. Non un “mago” perché i maghi anche da esibizione e salotto il trucco di scena non lo svelano. Berlusconi invece lo ha svelato, non gli interessava il trucco né tenerlo coperto, gli interessava il risultato. Il referendum metteva a rischio il governo: quorum e sconfitta sul nucleare chiamavano possibile quorum e sconfitta sul legittimo impedimento. 

Quindi Berlusconi calcola non sia il caso e "magheggia” sul referendum: abolisce oggi le leggi sul nucleare e le farà riapparire domani se servirà all’azienda. Per ora le sventola davanti ai francesi come carruba davanti al cavallo. Ma questo è contorno, all’azienda serve non tanto il nucleare quanto il “sarcofago” sui processi. E quel referendum rischiava di scoperchiarlo il sarcofago in stato di avanzata costruzione.

Ora cosa dovrebbe decidere la Cassazione? Annullarlo o no il referendum? Le leggi da abrogare per via di referendum non ci sono più, le ha abrogate il governo. In realtà non lo ha ancora fatto, il decreto non è stato approvato e non lo sarà prima della fine di maggio, chi vuole il referendum deve sperare che il Parlamento non faccia in tempo, ma questa è altra storia… La Cassazione non può che cassare il referendum su leggi che non ci saranno più alla data prevista dal referendum. Ma il premier ha detto chiaro e tondo che poi quelle leggi le riscrive e le fa riapparire. Allora la Cassazione deve mettere nel conto questa esplicita intenzione, questo dichiarato leva e rimetti? Non tocca a un Tribunale o a una sentenza sanzionare o fermare il legale trucco dell’imprenditore. Toccherebbe semmai ad altri. 

Berlusconi non fa mistero di sè: i tunisini immigrati sono una tragedia o un’opportunità, la guerra in Libia una perdita in conto capitale o un investimento, il nucleare un ingombro oppure una rendita. Dipende, dipende dagli interessi dell’azienda Berlusconi. Lui lo dice al paese da quasi venti anni. Nè tappetaro, né zelig, nè mago. Solo un coerente capo azienda, la sua.

E l'Azienda Italia?

Per quella ci sono le votazioni e il Conflitto di interessi mai risolto.