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ieri, oggi e domani

ieri, oggi e domani
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11 lug 2011

La falange
che inneggia ai corruttori.








Schierati e compatti come una falange macedone tutti, ma proprio tutti, gli esponenti di quel partito sono insorti a difesa del patrimonio del Capo, esercitandosi in forme più o meno fantasiose di linciaggio dei giudici.


Da Cicchitto a La Russa, da Bondi a Gasparri, da Quagliariello alla Meloni, e via scendendo per li rami fino al giulivo Capezzone (insignificante di per sè ma in quanto portavoce del Pdl si suppone messaggero di Alfano) tutti hanno voluto scagliare la loro sassata contro i magistrati (e manco si trattava di Pm). «Scempio politico» ed «esproprio proletario» le accuse più gettonate, passando per «Piazzale Loreto» e i «Tribunali di Mosca» fino ad arrivare alla richiesta di «osservatori internazionali».

Caspita! Mica noccioline.
 
In questo esagitato florilegio di insulti la nota dominante è «buttarla in politica». 
Ma che cosa c’entra?

La corte d’Appello di Milano ha ribadito la condanna di un’impresa per corruzione ai danni di un’altra. E se Berlusconi viene individuato come correo del reato lo è in quanto imprenditore, mica come uomo politico. Può darsi che la cassazione emetta un verdetto diverso, ma intanto due gradi di giudizio hanno confermato che così andarono i fatti.

Se poi l’imprenditore corruttore è diventato Primo Ministro è, casomai, problema etico dell’uomo politico porsi il problema di fare un passo indietro.
Quanto appare lontano lo slogan sul “Partito degli onesti” coniato appena poche settimane fa per cercare di contrastare una sconfitta elettorale frutto anche del rifiuto del malaffare, delle bugie e degli imbrogli.

È bastata una sentenza che intacca il patrimonio del Capo (peraltro assai cospicuo, qualcuno lo valuta attorno ai 25 miliardi di euro) a scatenare un’assordante canea con toni da guerra civile. E anche a confermare che nel partito-azienda c’è poco da discutere quando si tratta di difendere gli interessi del Cavaliere, e magari delle proprie prebende; si esalta chi corrompe e si denigra chi cerca di far rispettare le leggi, senza neanche un sussulto di imbarazzo e di vergogna.

Tranquilli, Alfano vigila e la svolta morale è appena dietro l’angolo, giusto dove finisce l’ombra di Silvio.