Su Repubblica l’attento resoconto di Goffredo De Marchis, della riunione svoltasi nella parrocchia salesiana del Sacro Cuore di Gesù, presieduta dal Cardinale Bertone e con la partecipazione di Beppe Pisanu, Beppe Fioroni, Savino Pezzotta, Lorenzo Cesa, Rocco Buttiglione, Paola Binetti, Raffaele Bonanni, e molti rappresentanti dell’associazionismo cattolico: dalla Compagnia delle Opere, alle Acli e alla Comunità di Sant’Egidio col suo presidente Andrea Riccardi.
Se abbiamo capito bene l’ordine del giorno era questo: cosa possono o devono fare i cattolici impegnati in politica nel dopo berlusconismo?
Nei giorni scorsi sullo stesso tema, un altro convegno “I cattolici e la politica”, dell’associazione Libertà Eguale in Valtellina, aperto da un’ampia e interessante relazione dell’ex direttore di Civiltà Cattolica, padre Bartolomeo Sorge.
La coincidenza è significativa perché segnala il fatto che in questa fascia di credenti impegnati in politica, c’è un’inquietudine e si registrano posizioni molto diverse su cosa fare, dopo il sostegno aperto edecisivo dato dalla Chiesa Cattolica, negli anni del Cardinale Ruini, ma anche dopo, a Berlusconi e ai suoi governi.
Nel Convegno romano, Buttiglione ritiene necessario e possibile il ritorno all’unità politica dei cattolici, in un partito che non sarà la Dc (mancano persone che possano richiamare la statura di De Gasperi. Fanfani, Moro ecc.) e il mondo e l’Italia di oggi sono altra cosa.
Tuttavia, il Cardinale Bertone auspica la formazione di un partito che sappia coniugare la “laicità dello Stato con il sistema valoriale dei cattolici”. Ma qual’è questo sistema, dato che padre Sorge, che considera superata e irripetibile l’unità politica dei cattolici, ha chiesto al Pd un ripensamento critico sul suo modo d’essere e di fondare la sua sbiadita identità su una “nuova laicità”: un sistema di valori in cui l’etica della politica abbia gran rilievo e dia un senso al riformismo sociale e civile.
Insomma, la carta dei valori di cui si parla non è la stessa per i cattolici impegnati in politica.
Sorge ha anche sottolineato con forza come le recenti prove elettorali, soprattutto quella referendaria, indichino la necessità di rifondare la politica su basi che si intravedono in quel voto e non sono quelle che oggi si ritrovano nei partiti, anche nel Pd.
Su questo tema penso che si debba dibattere.
Ma al centro dei due convegni, c’è una domanda: la storia dei cattolici democratici, organizzati in partito autonomo, iniziata con don Sturzo e ripresa, dopo la liberazione, da De Gasperi, è conclusa? L’infelice esperienza fatta in questo ventennio con la crisi esistenziale della Dc, la presenza subalterna dei cattolici democratici nel partito aziendale e padronale di Berlusconi, e, nel campo opposto, nel Pd, la presenza in un amalgama non riuscito, tra Ds e Margherita, certo sollecita un ripensamento.
Al convegno di Libertà Uguale, Luigi Castagnetti in un interessante intervento ha detto che il problema c’è, ma nemmeno lui ha una risposta. Eppure il tema interessa tutti e non solo chi al mondo cattolico appartiene.
Dovrebbe interessare anche il Pd. In ogni caso se ne dovrà discutere.
