Stop ai vitalizi? No grazie. Anzi, si salvi chi può. Perché la tagliola sta per cadere inesorabile sul parlamento: dal 2012 contributivo per tutti.
Ma nelle Aule di Camera e Senato la novità ha creato non pochi maldipancia.
Qualcuno, è la voce che è circolata, sarebbe pronto a dimettersi dalla carica entro fine 2011, per poter godere dei vecchi privilegi. Ma, presunti 'kamikaze' a parte, i mugugni sono stati soppressi e la rassegnazione monta.
APPLICARE LE NUOVE REGOLE.
Perché i presidenti di Camera e Senato sono irremovibili: le nuove regole si faranno. Del resto lo aveva detto in tempi non sospetti proprio il numero uno di Montecitorio Ginfranco Fini: «Stop ai vitalizi. Bisogna imporre interventi in modo da dimostrare che il ceto politico sa dare l'esempio». Sono doverose, hanno concordato anche le segreterie dei partiti: in un momento come questo non si può più dare l'idea che la 'casta' continua a proteggersi.
The day after, il giorno dopo, da tutti i partiti è trapelato lo scontento. Sì perché la decisione presa martedì 29 novembre da Fini e Renato Schifani con il ministro del Lavoro Elsa Fornero, alla presenza dei questori di Camera e Senato, è stata vissuta da alcuni come una «imposizione» da parte del governo «dei tecnici».
Il centrodestra: «La novità anti casta non è merito del governo».
«Stavamo lavorando da mesi a un nuovo metodo contributivo pro rata per i nostri vitalizi» ha spiegato un deputato. «L'avremmo fatto entrare in vigore dalla prossima legislatura». E invece «Fornero ha chiesto di anticiparlo a gennaio, per dare un segnale agli italiani, nel momento in cui si stanno per toccare le loro pensioni».
MELONI: «L'AVEVAMO PROPOSTO SEI MESI FA».
Ma soprattutto il centrodestra ha tenuto a precisare che la novità 'anti-casta' non è merito del governo. «È una cosa giusta fatta dal parlamento e non da Monti» ha detto l'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni. E un altro ex ministro, Giorgia Meloni: «Dispiace soltanto che i presidenti delle Camere non abbiano avviato queste misure sei mesi fa, quando alcuni come me lo chiedevano».
L'iniziativa è del Parlamento, ha assicurato Schifani. È un «segnale di sobrietà e di rigore» inviato «al Paese e anche al governo».
IDV CRITICA.
Qualunque polemica venga sollevata, hanno fatto sapere anche dalla presidenza della Camera, si andrà avanti sulla via indicata: contributivo in vigore dall'1 gennaio (ma l'Idv critica che 2/3 dei contributi li paghi il datore di lavoro, «cioè lo Stato») e innalzamento dell'età per il vitalizio a 60 anni (65 per chi ha terminato una sola legislatura), invece che a 50, come era permesso a chi in carica prima del '97.
Bocchino non ha fatto una piega. Ma qualcuno ha mugugnato.
Tra chi ha perso il privilegio qualcuno ha incassato senza fare una piega: «Ero indignato, ora sono rasserenato» ha detto Italo Bocchino. Qualcun altro, invece, ha mugugnato.
Hanno raccontato che all'Udc, ma pure ad altri partiti, sia arrivata la richiesta di riunire i gruppi parlamentari per discutere il tema. Ed è girata pure voce che deputati di vecchio corso siano pronti a dimettersi, per non dover sottostare alle nuove regole. Una «leggenda metropolitana» l'ha definita Fabrizio Cicchitto. Una «bufala», secondo Dario Franceschini. Ma entrambi hanno avvertito i «furbi»: «Basta che l'Aula respinga le dimissioni».
MUSSOLINI: «RINUNCE ANCHE PER I MINISTRI».
E mentre Alessandra Mussolini chiede ai ministri di rinunciare anche loro a qualcosa e non equiparare la loro indennità a quella dei parlamentari, tra i più agguerriti ci sono i deputati e senatori alla prima legislatura. Ma pochissimi hanno osato esprimere pubblico scontento.
Lo ha fatto Mario Pepe: «I prossimi parlamentari saranno solo i ricchi, i Colaninno e i Montezemolo. Perché si prenderanno 900 euro, come una pensione sociale». E anche un questore come Antonio Mazzocchi (Pdl), ha chiesto che il contributivo sia «progressivo», che aumenti all'aumentare delle legislature.
Per giovedì 1 dicembre mattina è in programma una riunione a Montecitorio della 'commissione sui vitalizi' con i questori. I rappresentanti dei gruppi è previsto che dicano 'sì' alle nuove norme ma avanzeranno richieste, come quelle della Lega, di estenderle a tutti i grand commis dello Stato. E mentre Casini ha invitato a «non inseguire la demagogia», Di Pietro si è lamentato: «È stato fatto solo un 'provvedimenticchio'».
