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ieri, oggi e domani

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2 dic 2011

Bocconi amari per il Pd.Con Monti, Bersani deve sostenere leggi prima osteggiate.





Le grandi alleanze rilanciate dal governo di Mario Monti possono mettere in crisi i partiti maggiori. Specie se l'azione dell'esecutivo affronta quelli che fino a ieri erano veri e propri spauracchi politici. 



Caduto Silvio Berlusconi, sembra che all'esecutivo di tecnici e professori sia tutto concesso in nome dell’unità nazionale.
Per esempio il Partito democratico ha rivisto nelle ultime settimane le sue posizioni, come quella sul pareggio di bilancio da inserire in Costituzione.
Del resto la luna di miele con il governo di Monti prosegue e i politici si adeguano a costo di votare anche i provvedimenti in altri tempi osteggiati. 

Verso la riforma delle pensioni.
Un esempio è la riforma pensionistica. Il ministro del Welfare Elsa Fornero ha annunciato che il testo destinato a cambiare il sistema previdenziale italiano «sarà annunciato entro pochi giorni e sarà una riforma incisiva che rispetta il principio dell'equità tra le generazioni».
Ma le annunciate idee di Fornero potrebbero non essere in linea con quelle del Pd su pensioni e mercato del lavoro, tanto che sono già arrivate le prime critiche dei sindacati.
I democratici hanno cercato una sintesi interna attraverso il segretario Pier Luigi Bersani, secondo cui il caposaldo democratico è rappresentato dall’equità: «Su alcuni punti potremmo essere d'accordo, su altri no».
Una sorta di approvazione con riserva: come se da una parte ci fosse la voglia di sostenere il progetto di Fornero, ma dall'altra non ci sia la piena volontà.


L'ASSE COI SINDACATI.
Infatti il Pd non deve dimenticare il dialogo con i sindacati, Cgil in testa. Dopo l’alt del segretario generale Susanna Camusso, che ha criticato l'ipotesi di aumentare gli anni di contribuzione minima, il Pd sa che il sostegno alla riforma del ministro del Welfare può avere ripercussioni anche sul suo stesso elettorato.  
In nome della pax politica, insomma, non è possibile dimenticare l’importanza degli interlocutori privilegiati.


DAMIANO SOSTIENE LA PATRIMONIALE.
Ha chiesto un «confronto preventivo» sulla riforma anche l'ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, capogruppo del Pd in Commissione a Montecitorio.
Per lui è doveroso che il partito metta dei paletti e ha anzi rilanciato l’ordine delle priorità: «Il governo non dovrebbe partire dalle pensioni, ma da una patrimoniale, cioè da una tassazione sui grandi patrimoni, sulle rendite e sulle transazioni finanziarie».
Invece pare che la ricetta Monti possa partire proprio dalla previdenza, al Pd piacendo.


L’unanimità per il pareggio di bilancio.
Che il Pd sia disposto a rivedere alcune posizioni difese nel passato lo ha dimostrato la votazione alla Camera di mercoledì 30 novembre per l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, così come chiesto dall'Europa.
I voti a favore sono stati 464, nessun contrario (11 gli astenuti). Tutti compatti hanno votato il disegno di legge che modifica l'articolo 81 della Carta e assicura «l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio».
Peccato che sotto la gestione di Giulio Tremonti lo stesso provvedimento fosse stato a lungo osteggiato dai democratici. 


FERRERO UNICO CONTRARIO.
A criticare l’approvazione ci ha pensato solo Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, per il quale si tratterebbe di «un vero e proprio stravolgimento della Costituzione, un colpo di stato monetario presupposto di tutte le stangate».
Il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, invece, è rimasto stranamente silente. Eppure fino a poco tempo fa l’esponente bersaniano sottolineava che «l'Italia ha problemi di liquidità, non di solvibilità del debito» e criticava la proposta del pareggio di bilancio. Qualcosa però è cambiato e il fronte compatto è impegnato a dare «una prova di maturità e di consapevolezza del parlamento», come ha commentato il presidente della Camera, Gianfranco Fini.


Il nodo della giustizia.
Il terzo punto dolente è rappresentato dalla giustizia. Il responsabile Giustizia del Pd Andrea Orlando ha ritenuto che dai primi spunti del Guardasigilli Paola Severino ci fosse una sostanziale unità d’intenti con quelli riconosciuti dal partito.
«Le sue priorità sono carceri, processo civile, organizzazione degli uffici», ha detto Orlando, «abbiamo da tempo avanzato anche le nostre proposte che crediamo possano essere utili a realizzare la linea reale e pragmatica».


FINE DELLE LEGGI AD PERSONAM.
Negli ultimi 17 anni il tema è stato gestito da Berlusconi come argomento privilegiato e rivendicato senza limiti. Ora che il Cavaliere non c'è più, qualcosa potrebbe cambiare anche in questo caso. Il nuovo inquilino di via Arenula ha garantito: «Basta leggi ad personam». Un capovolgimento rispetto alla gestione precedente che potrebbe far chiudere gli occhi su altri profili.
In nome delle grandi alleanze, tutto è concesso.