Vitalizi, giro di vite sulle pensioni parlamentari. Tremano i peones. Il Palazzo è in fermento e ora paghino tutti. È un moto bipartisan quello che si è levato dai giovani deputati: il taglio dei vitalizi, hanno detto «deve valere per tutti, non lo si può scaricare solo sulle spalle delle nuove generazioni di parlamentari ma deve riguardare anche chi, per 'anzianita' di servizio, godrà ancora dei vecchi privilegi».
Posizioni che sono finite in rotta di collisione con quelle di chi, al contrario, l'attacco ai vitalizi proprio non lo ha digerito. E ha fatto pressione in queste ore perché sia ammorbidito. Ma i presidenti delle Camere sono decisi a tirare dritto: entro il 15 dicembre è previsto che arrivi il via libera alle nuove regole. Stanno preparando la 'loro' proposta, i giovani onorevoli.
DA 60 A 65 ANNI.
L'intenzione è quella di elaborare un pacchetto di norme da presentare all'ufficio di presidenza della Camera: tenere ferme le linee guida decise da Gianfranco Fini e Renato Schifani (contributivo pro rata e aumento a 60 e 65 anni dell'età per percepire il vitalizio), ma aggiungere altre regole, ancor più rigide, per intaccare le pensioni d'oro già maturate dai parlamentari più anziani.
Boccia (Pd): «Un'operazione non solo sulle giovani generazioni».
L'iniziativa è di alcuni parlamentari Pdl, tra cui Nunzia De Girolamo, Barbara Saltamartini e Beatrice Lorenzin, che ne avrebbero discusso alla Camera anche con colleghi del Pd. Intanto pidiellini e democratici hanno proclamato all'unisono: «Sono orgoglioso di appartenere alla prima generazione senza vitalizi».
Non si tratta dunque di una difesa di privilegi mancati. «Ma se lo possono scordare» ha detto il Pd Francesco Boccia «di fare un'operazione solo sulla testa delle nuove generazioni».
Tanto più che è «una panzana» invocare i diritti acquisiti, mentre «si sta per aumentare l'età pensionabile di tutti i lavoratori».
«TAGLI ANCHE PER FINI E SCHIFANI».
Dunque, hanno concordato Anna Paola Concia (Pd) e De Girolamo (Pdl) «inizino gli stessi Fini e Schifani a tagliarsi le pensioni maturate».
Si deve fare di più anche secondo Annagrazia Calabria (Pdl) e Andrea Sarubbi (Pd). Che hanno proposto una soluzione condivisa da altri colleghi: «Tutti i contributi versati per i vitalizi, vengano spostati all'Inps, in un'unica posizione previdenziale con quelli versati al di fuori dell'attività parlamentare».
QUELLI CHE IL VITALIZIO NON SI TOCCA.
Ma non tutti sono d'accordo. Anzi, è nutrita la pattuglia di chi ha difeso l'istituto del vitalizio a spada tratta. Lo ha fatto anche un giovane come Simone Baldelli, che ha definito «incongruo» il parallelismo tra le pensioni e un istituto «nato per garantire l'indipendenza economica degli eletti».
Fare il parlamentare rischia di diventare «roba da ricchi» hanno ripetuto in tanti.
Dimissioni entro 31 dicembre? Non se ne parla.
Non poche sono dunque in queste ore le pressioni sui partiti perché le regole dettate da Fini e Schifani vengano ammorbidite. Ma dalle segreterie e dalle dirigenze dei gruppi i tentativi vengono respinti con perdite.
Anche il proposito di qualcuno di dimettersi entro il 31 dicembre per scampare alle nuove regole, è stato stroncato sul nascere. Perché la crisi rende ancor più sacrosanti i nuovi tagli, che si sono aggiunti a quelli già effettuati (Dario Franceschini ha inviato proprio giovedì 1 dicembre ai deputati Pd un 'vademecum' per spiegare ai cittadini «cosa è stato già fatto, quasi sempre senza i giusti riconoscimenti»).
VIA LIBERO PREVISTO PER IL 15 DICEMBRE.
In mattinata la commissione sui vitalizi della Camera si è riunita. E, espresso qualche mugugno per non essere stati coinvolti nell'iniziativa di Fini e Schifani, si avvia ad approvare martedì 6 le linee guida da questi indicati. Mercoledì 7 in agenda c'è una riunione dei questori delle Camere, per poter arrivare al via libera alle nuove norme entro il 15 dicembre. Misure «insufficienti» ha protestato però Antonio Di Pietro. E con i parlamentari Idv ha rivendicato di aver proposto nel 2010, del tutto isolati, l'abolizione totale dei vitalizi.
